Gianfranco Zola ha mandato un messaggio chiaro al calcio italiano: servono 10 anni di lavoro sui giovani, non un salvatore in panchina. Il ct azzurro in pectore ha parlato al Vialli e Mauro Cup, sottolineando che il momento è duro ma il talento esiste. Ha citato la vittoria agli Europei U17 come prova, ma ha ammonito: «Manca il coraggio di far giocare i ragazzi».
Secondo Zola, la FIGC deve smettere di inseguire soluzioni immediate e puntare su una strategia di lungo periodo. La critica non risparmia neanche la gestione dei fondi in Lega Pro: «Servono riforme concrete per dare spazio ai giovani». Il tema non è solo tecnico, ma economico: senza investimenti strutturali, il sistema continuerà a produrre promesse destinate a spegnersi.
Il 12% dei giocatori under-21 in Serie A scende in campo con regolarità, un dato che fotografa la distanza tra le dichiarazioni e la realtà. Le società preferiscono affidarsi a nomi noti, anche a costo di bloccare la crescita dei giovani, perché i risultati immediati pesano più dei progetti a lungo termine. La Lega Pro, dal canto suo, fatica a invertire la rotta.
Nonostante le richieste di riforme, le risorse rimangono concentrate sulle prime squadre, lasciando i settori giovanili a fare i conti con budget ridotti. Zola ha citato il caso del Brescia, dove il vivaio è stato smantellato per problemi economici, come esempio di ciò che accade quando la priorità è il presente. Zola non ha risparmiato parole neanche su Roberto Mancini, difendendolo dalle accuse di aver favorito solo Gianluca Vialli: «È ingiusto dire che abbia funzionato solo per lui».
Il messaggio è che il calcio italiano deve smettere di cercare capri espiatori e iniziare a costruire. Il declino dell’Italia nelle classifiche UEFA delle nazionali giovanili è un campanello d’allarme. Tra il 2018 e il 2023, l’Italia è scesa dal 3° al 7° posto, un dato che riflette una cultura che premia l’esperienza a discapito del talento emergente.
Questo trend non è solo numerico: dimostra che il sistema sta perdendo terreno rispetto ad altre nazionali europee che, invece, investono sistematicamente sui giovani. Il problema non è solo italiano, ma europeo. In Inghilterra, ad esempio, la Premier League ha introdotto regole stringenti sui minuti giocati dai giovani nelle rose delle prime squadre, mentre in Germania la Bundesliga destina una percentuale fissa dei ricavi al settore giovanile.
Questi modelli mostrano che la soluzione esiste: serve volontà politica e coraggio gestionale. Zola ha aggiunto un dato concreto: «Solo il 12% dei giocatori under-21 in Serie A scende in campo con regolarità». Questo numero fotografa la distanza tra le dichiarazioni e la realtà.
Le società preferiscono affidarsi a nomi noti, anche a costo di bloccare la crescita dei giovani, perché i risultati immediati pesano più dei progetti a lungo termine. La Lega Pro, dal canto suo, fatica a invertire la rotta. Nonostante le richieste di riforme, le risorse rimangono concentrate sulle prime squadre, lasciando i settori giovanili a fare i conti con budget ridotti.
Zola ha citato il caso del Brescia, dove il vivaio è stato smantellato per problemi economici, come esempio di ciò che accade quando la priorità è il presente. Zola non ha risparmiato parole neanche su Roberto Mancini, difendendolo dalle accuse di aver favorito solo Gianluca Vialli: «È ingiusto dire che abbia funzionato solo per lui». Il messaggio è che il calcio italiano deve smettere di cercare capri espiatori e iniziare a costruire.
La reazione al discorso è arrivata da più fronti. La FIGC ha preso atto delle parole, ma non ha ancora annunciato misure concrete. Intanto, la Lega Pro valuta la proposta di Zola su una redistribuzione dei fondi, ma i termini sono incerti.
Il presidente della Lega Pro, Mauro Balata, ha dichiarato: «Stiamo analizzando le proposte, ma servono accordi con le società e con la FIGC». Cosa succederà ora? La FIGC dovrà decidere se abbracciare la visione di Zola o continuare sulla strada del corto periodo.
La prossima scadenza è il Consiglio Federale di ottobre, dove si discuteranno le linee guida per il prossimo quadriennio. Se la federazione non agirà, il rischio è che il gap con le altre nazionali europee si allarghi ulteriormente. Il calcio italiano ha già perso terreno in Europa.
Secondo i dati UEFA, l’Italia è scesa dal 3° al 7° posto nella classifica delle nazionali giovanili tra il 2018 e il 2023. Questo declino non è solo numerico: riflette una cultura che premia l’esperienza a discapito del talento emergente. Zola chiede di invertire questa tendenza, ma il cambiamento richiede tempo e una visione condivisa tra club, federazione e istituzioni. Leggi su MilanNews24
Perché è importante
Zola non chiede un miracolo, chiede tempo e coraggio. Il calcio italiano è intrappolato nella logica del risultato immediato, ma il talento c’è: basta guardare agli Europei U17. Il problema è la paura di affidarsi ai giovani e la mancanza di un piano strutturale. Se la FIGC ascolterà, potremmo vedere una rinascita tra dieci anni. Se no, continueremo a piangere sulle occasioni sprecate. Il declino nelle classifiche UEFA delle nazionali giovanili dimostra che il tempo stringe: ogni anno di inazione costa caro. La situazione è ancora più urgente perché altri paesi europei stanno accelerando i loro piani di sviluppo giovanile, rendendo il divario sempre più difficile da colmare.
Domande frequenti
Perché Zola chiede 10 anni di lavoro sui giovani?
Perché il calcio italiano soffre di corto-termismo: si cercano soluzioni immediate invece di costruire un sistema. Zola punta su una strategia decennale per formare talenti veri, non solo per vincere oggi.
Qual è il problema principale secondo Zola?
Manca il coraggio di far giocare i giovani. Zola cita la vittoria agli Europei U17 come prova che il talento esiste, ma viene soffocato dalla paura di affidarsi a loro.
Cosa propone Zola per la Lega Pro?
Una riforma dei fondi per dare più spazio ai giovani. Secondo Zola, senza investimenti strutturali, il sistema continuerà a produrre promesse destinate a non sbocciare.
Zola ha difeso Roberto Mancini?
Sì. Ha criticato chi accusa Mancini di aver favorito solo Gianluca Vialli, sottolineando che il problema è più profondo e riguarda tutto il sistema.
Qual è la prossima scadenza per la FIGC?
Il Consiglio Federale di ottobre, dove si discuteranno le linee guida per il prossimo quadriennio. Sarà il banco di prova per capire se la FIGC ascolterà Zola.
Come si posiziona l’Italia nelle classifiche UEFA giovanili?
L’Italia è scesa dal 3° al 7° posto tra il 2018 e il 2023. Questo declino riflette una cultura che premia l’esperienza a discapito del talento emergente.