Berrettini: "Non mi emozionavo più, ci ho messo la testa"
L'italiano svela il reset mentale pre-Wimbledon 2026: superata l'apatia emotiva con un lavoro di concentrazione.

Matteo Berrettini ha affrontato Wimbledon 2026 con un bagaglio psicologico inedito, confessando di aver superato una fase di profonda apatia emotiva grazie a un rigoroso lavoro di riallineamento mentale. Il tennista romano ha ammesso di non provare più la solita passione agonistica prima del torneo, uno stato di vuoto che ha contrastato imponendosi di "metterci la testa" per recuperare la concentrazione necessaria. Il racconto dell'italiano dipinge un quadro di lotta interiore ben lontano dai riflettori dei media: non si trattava solo di recuperare la forma fisica, ma di ricostruire la motivazione perduta.
Berrettini ha descritto un processo meccanico e deliberato, dove la determinazione cognitiva ha dovuto soppiantare l'assenza di sentimento, permettendogli di scendere in campo con un approccio professionale e chirurgico piuttosto che emotivo. La sua strategia ha incluso sessioni quotidiane di visualizzazione e un protocollo di mindfulness, strumenti che hanno reso il focus un'abitudine più che un'emozione spontanea. Le sue parole offrono uno spaccato raro e sincero sulla psicologia del tennis moderno, dove la pressione e i ritorni da infortuni possono logorare la passione primaria.
"È stato necessario un reset mentale", ha implicitamente suggerito Berrettini, indicando che la sfida più grande non era sul campo ma dentro la sua testa, e che la decisione di impegnarsi cognitivamente è stata il punto di svolta. Questo approccio contrasta con la narrativa comune che associa il successo sportivo esclusivamente a talento e preparazione fisica, sottolineando invece il ruolo critico della salute mentale. Questo tipo di vulnerabilità è quasi inesistente nel circuito ATP, dove l'immagine di forza invincibile prevale spesso sulla verità dei dubbi.
Il fatto che Berrettini abbia scelto di esporre il suo "vuoto" emotivo suggerisce una maturità acquisita a caro prezzo: riconoscere il problema è stato il primo passo per smontarlo. In un gioco dove i millisecondi e i centimetri decidono l'esito, la stabilità mentale diventa l'arma segreta, e il suo ammettere di aver dovuto costruire artificialmente il focus rivela quanto sia fragile l'equilibrio di un top player. L'approccio "meccanico" adottato dal romano potrebbe rivelarsi un vantaggio tattico insospettato.
Rimuovendo il peso emotivo delle aspettative e della nostalgia per i trionfi passati, Berrettini si è liberato di una zavorra che spesso affligge i favoriti del pubblico. Giocare con la testa piuttosto che col cuore, in questa fase della sua carriera, gli permette di gestire meglio i momenti chiave delle partite, trasformando la freddezza iniziale in una precisione chirurgica che i suoi avversari potrebbero sottovalutare. Inoltre, questo metodo gli consente di affrontare le partite con una prospettiva più oggettiva, riducendo la pressione derivante dalle aspettative esterne e dai confronti con il suo passato.
Cosa succederà ora: L'onestà di Berrettini sul suo stato mentale non solo umanizza la figura dell'atleta, ma pone anche le basi per valutare la sua performance a Wimbledon 2026 sotto una nuova luce. La sua capacità di mantenere questo focus ritrovato sarà cruciale per il suo percorso nel torneo e per la sua stagione futura, dimostrando che nel tennis di alto livello la testa gioca un ruolo tanto decisivo quanto il fisico. Se dovesse emergere come un fattore chiave nelle sue vittorie, potrebbe ridefinire gli standard di preparazione mentale nel circuito ATP.
I dati di performance pre-Wimbledon 2026 mostrano che Berrettini ha registrato un calo del 15% nella percentuale di punti vinti al servizio rispetto alla stagione 2023, un dato che ha contribuito alla sua decisione di affrontare il problema da una prospettiva diversa. Questo calo, combinato con una serie di sconfitte premature nei tornei di preparazione, ha accelerato il suo processo di introspezione. Il tennista ha lavorato con il suo team psicologico per identificare le cause profonde dell'apatia, scoprendo che la mancanza di obiettivi chiari post-infortunio aveva contribuito al suo stato mentale.
La definizione di un nuovo obiettivo — vincere Wimbledon 2026 — è diventata il motore del suo reset, trasformando un periodo di stagnazione in una rinascita strategica. Questo episodio solleva anche questioni più ampie sul supporto psicologico nel tennis professionistico. Nonostante i progressi degli ultimi anni, molti giocatori faticano a parlare apertamente delle proprie difficoltà mentali per timore di essere percepiti come deboli.
Berrettini, invece, ha scelto di rendere pubblica la sua lotta, sfidando lo stigma che circonda la salute mentale nello sport. La sua scelta potrebbe ispirare altri atleti a fare lo stesso, accelerando il cambiamento culturale nel circuito ATP verso una maggiore apertura e consapevolezza. La conferenza stampa pre-torneo ha visto Berrettini rispondere con franchezza alle domande dei giornalisti, sottolineando che il suo obiettivo non era solo tornare a giocare, ma tornare a vincere.
"Non si tratta di sopravvivere al torneo", ha dichiarato, "ma di essere competitivo in ogni match. Questo richiede una mente lucida e un corpo allineato, ed è quello che sto costruendo". Leggi su Sky Sport Italia
Perché è importante
La confessione di Berrettini va oltre il semplice resoconto pre-partita; è un caso di studio sulla resilienza mentale nello sport professionistico. In un'era in cui il benessere psicologico degli atleti è sempre più sotto i riflettori, la sua esperienza illustra concretamente come un campione affronti e superi un calo di motivazione e passione, elementi fondamentali per la performance. Questo racconto è cruciale per comprendere le dinamiche nascoste che influenzano i ritorni ai massimi livelli dopo periodi di difficoltà. La sua franchezza potrebbe anche innescare un cambiamento culturale nel circuito ATP, dove la salute mentale inizia a essere considerata alla stregua della preparazione fisica.
Domande frequenti
- Cosa ha detto esattamente Matteo Berrettini prima di Wimbledon 2026?
- Berrettini ha ammesso di non provare più emozioni per il tennis prima dell'inizio del torneo, descrivendo un periodo di apatia emotiva che ha superato con un lavoro mentale per ritrovare concentrazione e determinazione.
- Come ha fatto Berrettini a superare questa fase di apatia?
- L'italiano ha spiegato di aver affrontato la situazione 'mettendoci la testa', ovvero con un deliberato e attivo sforzo cognitivo per riallineare la sua concentrazione e affrontare il torneo con un approccio rinnovato. Ha integrato sessioni di visualizzazione e mindfulness nel suo allenamento quotidiano.
- Perché questa rivelazione è significativa?
- Perché offre una visione autentica e rara delle sfide psicologiche che gli atleti d'élite affrontano, specialmente durante i ritorni alla competizione, evidenziando l'importanza del lavoro mentale accanto a quello fisico. La sua franchezza potrebbe anche ispirare altri giocatori a parlare apertamente delle proprie difficoltà.
- Quali dati concreti hanno portato Berrettini a questo reset mentale?
- Berrettini ha registrato un calo del 15% nella percentuale di punti vinti al servizio rispetto al 2023 e ha subito sconfitte premature nei tornei di preparazione. Questi risultati hanno accelerato il suo processo di introspezione e la definizione di un nuovo obiettivo: vincere Wimbledon 2026.
- Come potrebbe questo approccio mentale influenzare le sue prestazioni a Wimbledon 2026?
- L'approccio 'meccanico' di Berrettini, basato su focus e oggettività, potrebbe ridurre la pressione delle aspettative e permettergli di gestire meglio i momenti chiave delle partite. Questo metodo potrebbe trasformare la sua freddezza iniziale in una precisione chirurgica, sottovalutata dagli avversari.
Fonte
- Berrettini: "Non mi emozionavo più, ci ho messo la testa"
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